Sarà la volta buona?
La notizia che il regime nordcoreano sospenderà l’arricchimento dell’uranio, i test nucleari e il lancio di missili a lungo raggio in cambio di 240 mila tonnellate di aiuti alimentari da parte degli Stati Uniti è un film già visto. A ventiquattro ore dall’annuncio in pompa magna del risultato ottenuto dall’Amministrazione di Barack Obama, lo scetticismo comincia a prevalere.
8 AGO 20

La notizia che il regime nordcoreano sospenderà l’arricchimento dell’uranio, i test nucleari e il lancio di missili a lungo raggio in cambio di 240 mila tonnellate di aiuti alimentari da parte degli Stati Uniti è un film già visto. A ventiquattro ore dall’annuncio in pompa magna del risultato ottenuto dall’Amministrazione di Barack Obama, lo scetticismo comincia a prevalere. Già nel 2000 a Pyongyang il Caro leader Kim Jong-il aveva stretto la mano al presidente sudcoreano Kim Dae-jung davanti al segretario di stato di Bill Clinton, Madeleine Albright; e per ben due volte, nel 2004 e nel 2007, la Corea del nord aveva accettato un programma di denuclearizzazione a seguito dei colloqui con l’Amministrazione di George W. Bush.
A due mesi dalla morte del Caro Leader l’inviato americano per la questione nordcoreana, Glyn Davies, avrebbe risolto una questione che va avanti da almeno tre lustri. Il sospetto è che le “profonde preoccupazioni che persistono in America”, per dirla con le parole del segretario di stato Hillary Clinton, non siano poi così remote: il timore di lasciare il nucleare nelle mani di Pyongyang non riguarda tanto gli attacchi diretti ai suoi nemici, Corea del sud e Giappone in primis, ma piuttosto l’esportazione del materiale nucleare (la centrale siriana bombardata nel 2007 da Israele era una produzione nordcoreana). Inoltre, secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa nordcoreana Kcna, la moratoria riguarderebbe il solo impianto di Yongbyon, ma la Corea del nord ha almeno 22 siti nucleari in 18 località diverse, alcuni anche segreti.
E il documento nulla dice sul programma di arricchimento di plutonio, che è alla base dei suoi test nucleari, ma anzi fa intendere chiaramente che i funzionari dell’Aiea sono necessari per gestire l’impianto di Yongbyon che i nordcoreani non sanno mettere in sicurezza. Pochi giorni fa Kim Jong-un, il nuovo leader nordcoreano, ha fatto visita all’Unità 842 dell’esercito, quella che gestisce le armi nucleari e i missili a medio e lungo raggio. Secondo gli osservatori questo tipo di visite avvengono sempre poco prima di un test nucleare. Nel frattempo a Pyongyang si muore di fame.
A due mesi dalla morte del Caro Leader l’inviato americano per la questione nordcoreana, Glyn Davies, avrebbe risolto una questione che va avanti da almeno tre lustri. Il sospetto è che le “profonde preoccupazioni che persistono in America”, per dirla con le parole del segretario di stato Hillary Clinton, non siano poi così remote: il timore di lasciare il nucleare nelle mani di Pyongyang non riguarda tanto gli attacchi diretti ai suoi nemici, Corea del sud e Giappone in primis, ma piuttosto l’esportazione del materiale nucleare (la centrale siriana bombardata nel 2007 da Israele era una produzione nordcoreana). Inoltre, secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa nordcoreana Kcna, la moratoria riguarderebbe il solo impianto di Yongbyon, ma la Corea del nord ha almeno 22 siti nucleari in 18 località diverse, alcuni anche segreti.
E il documento nulla dice sul programma di arricchimento di plutonio, che è alla base dei suoi test nucleari, ma anzi fa intendere chiaramente che i funzionari dell’Aiea sono necessari per gestire l’impianto di Yongbyon che i nordcoreani non sanno mettere in sicurezza. Pochi giorni fa Kim Jong-un, il nuovo leader nordcoreano, ha fatto visita all’Unità 842 dell’esercito, quella che gestisce le armi nucleari e i missili a medio e lungo raggio. Secondo gli osservatori questo tipo di visite avvengono sempre poco prima di un test nucleare. Nel frattempo a Pyongyang si muore di fame.